Pianta Tropicale

20 Jun 2017

Papaveri e una fattoria sulla collina (wip)

17 Jun 2017

Inchiostro su schizzi eseguiti a lapis

16 Jun 2017

Un primo tentativo con gli acquerelli

05 Jun 2017

Studi

Primi tentativi

01 Jun 2017

La Maschera (aguzze)

Maschera pesante: fardello
che non si sostiene:
un’espressione,
uno sguardo
che, vacuo e spaventoso,
non ammette repliche.

Occhi di falco scrutano intenti
dai fori levigati,
di bronzo orlati.

Chi può dire di sapere di me
e di aver interesse del mio sentire
quando io stesso
ho noia
e orrore
de’ miei pensieri?

Hanno, sapete, l’apparenza nebbiosa
di un sogno cancellato, o la
qualità impalpabile
di un anelito di morte.

28 Apr 2017

Ocre selvagge

A coloro che non sanno di vedere
a coloro che non sanno di sentire.

Dov’è la strada, tracciata a stento
tra le ocre selvagge di quest’arida piana?
Dov’è la strada, e dove la fine
del faticoso fluire all’indietro?

Là, dove sfumano i sogni
dove muoiono i fiumi, le selve
i deserti?

Tra queste acque ho visto passare
il corpo del re, mio figlio,
mentre la valle un tempo rigogliosa,
diveniva un cupo pantano;
ho visto, nel Giordano, strali di luna,
nel Gange fangoso gli Dei del Serpente.

Qui, in questo stesso luogo,
dove io ho previsto il punto di non ritorno
e dove ho previsto il punto di rottura:
qui, dove
tutto
tace
e la vita
passa.

….
1991

28 Apr 2017

L’albero

Fui un seme,
piccolo nero screziato
fra tanti altri che finirono mangiati
da merli e passeri
o che marcirono o la terra semplicemente
rifiutò.

Da me si generò una piccola radichetta
che sbucò dal terreno; fui poi un esile stelo
e poi un tronco, che s’ispessì – anno dopo anno,
resistendo a vento, pioggia, sole e gelo.

Ora io sono una quercia in mezzo a campi coltivati
e tra le mie fronde sfrecciano usignoli
e voci di bimbi.

28 Apr 2017

La tomba di Dio

Per lui danzare era essere in sincronia con le infinitesimali oscillazioni del tempo.

Non eroico,
seduto in imperturbabile immobilità,
a due passi da un abisso pietroso,
nutrito da flussi alternati di idrogeno e azoto,
lui – il custode dei Recinti Di Cristallo:
cieco, muto, sordo
coglieva lo spazio tutt’attorno
come luttuosa e fatale assenza.

“Questo non è vero sangue, che pure m’arrossa le vesti!”, escalama la figura in nero.
“Un succedaneo, solo un mediocre trucco da palcoscenico!” urla poi,
pallida, tormentata, percuotendo i Morti
con quello sventato attaccamento alla vita.

Nelle valli anguste delle sue mani si raccolgono
stille di pianto, sciami di lucciole e tele di ragno.

28 Apr 2017