Quiete senza tormento

Dopo la corsa sulla sabbia rovente
dopo il riposo all’ombra dei pini
dopo il sonno che giunse leggero
torno’ di freschezza dolce la sera
e nel cielo d’ebano intarsiato
brillarono a miliardi di stelle i fuochi.

E fu quiete senza tormento.

E il vento parlo’ bisbigliando nella macchia
dove le sabbie s’univano alla bassa boscaglia
e le sue parole furono vortici di rena leggera.
Il mio sonno si interruppe, vacillo’ la mia attenzione
e cio’ che vidi – attraverso il velo tremante del mio pianto –
fu il ritrarsi improvviso del mare
e il colore dalle mille sfumature del cuore del cielo.

“E’ tempo di aprire gli occhi, tempo di vedere
e guardare, osservare, analizzare,
tempo di partire il nero dal bianco
e di dire e’ tempo di proseguire.
Questo e’ tempo di livellare meriti e accuse
e di dire spezziamo le catene che ci affinano a cio’
che ci costringe a subire un’esistenza di pavidi spettri.

Tempo di vivere, tempo di vivere”

Poi cadde la sua voce che non si udiva,
s’arrotolo’ nel gioco dell’onde
fremette, e tacque.

In questa quiete non c’era tormento.

Dopo di che qualcosa striscio’ nella vegetazione,
m’aggredi’ alle spalle, anche s’era di fronte a me:
breve la lotta si consumo’ in una radura
senza che un solo atto di forza o di resa si compisse.

Fu cosi che perdetti la gravita’ della carne
e la mobilita’ del pensiero
e la mia vera essenza brillo’ nella notte
come una di quelle stelle cosi vicine e cosi lontane.

Quiete senza tormento.

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