Reminescenze

Se mi avessero detto
quanto può ferire un’assenza
che non è preceduta, facciamo un esempio, da
un violento litigio o un’interminabile serie di
ritorsioni, od un tradimento
– una scusa come un’altra.

Quelle labbra tirate in un ghigno, i palmi
delle mani leggermente sudati,
l’espressione tenebrosa di un feticcio primitivo.

Onora il Padre, onora la Madre e il Loro il sangue
piangi lo stelo reciso d’un fiore.

(Lei non poteva avere figli
e questo produsse dolore in abbondanza,
come la visione del volto devastato e stanco
di un vecchio alcolizzato, disteso tra merde e
ferri vecchi e cartacce unte e
pozze di vomito e mozziconi
di notti e giorni
andati  per sempre,
per sempre…)

Lascia ardere il desiderio di non desiderare
cosicché, alla fine, sia la debacle a lungo attesa
o, se vogliamo, l’ora in cui è giusto
dire :“Cosa c’è da aggiungere ancora?”
e dopo giacere da soli
in un letto gelido, sentire
coi calcagni
le lenzuola stazzonate e polverose,
cercando di non cedere al fatto che
è terribile essere orfani – senza radici –
le orecchie disabituate a voci e rumori
la bocca,
una piaga informe
e muta
per sempre.

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