Zero assoluto

Lacerato d’indifferenza
anche se col petto in fuori
e il volto
maschera scellerata e dura: “Non si creda
ch’io senza sforzo soffra!
Né si creda che le lacrime che
m’ingorgano l’occhio
siano più che sgorgo di noia!
Son’io, dirò, più saldo d’un ramo di quercia
più del rostro di un’aquila infuriata
più del metallo più duro mai forgiato
da mano d’uomo!
Dicono che
le parole son solo suoni, turbamenti
nell’aria…
le mie
vuote,
stentoree,
sembrano uscire da nastro magnetico!”

Mai un gesto, mai un’azione!

Così ribadirò:
cos’è mai un taglio nella carne
o lo schianto di un osso?
Non si creda ch’io pianga lo strazio della carne
quanto l’orrore dello spirito!

Spalle
e ventri e calcagni e cosce
fremono, s’ode
un suono come di cenere soffiata
contro
liscia pietra o
di passi di ginocchia rivestite
di rozzo tessuto.
Crsh crsh crsh

E voi che abusate della vostra vanità
scambiandola per grandezza!
Chinatevi
e dite in coro: il Signore è il mio pastore,
nulla mi fa mancare,
per prati d’erba fresca…..
Ed io
(ed io?)
diro: pur’io ne ho, da scontare:
un tempo, ci fu un tempo
che ero ciò che voi ora siete:
imprudente carne da macello,
ottuso spirito,
senz’anima né cuore;
come voi, perduto.
Ero
perduto
ero.

Ma poi compresi (vidi un passero
becchettar semi in un manto di brina)

che la via è dentro
(lungo e aspro è il cammino) ,
che la via è dentro ed è
per sempre. Decisi allora:

via la fissità che avvince gesti e atti
via gli abiti di buon taglio
e tutti quei sorrisi da fine-settimana
e tutti i buongiorno e i buonasera e i ci vedremo
ancora, un giorno o l’altro.

Via tutto, via tutti:
terra bruciata
no-man’s land
terra di nessuno
tabula rasa
tabula rasa
pace.

Zero assoluto.

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