Estate – 1985

Kafka mi regalava angosce sottili.
Hemingway invece
risolveva i miei pomeriggi
con una prosa da flauto traverso.

Seduto sulla battigia
con la risacca che fluiva e rifluiva
attorno ai miei piedi di ragazzo
(pigramente immaginavo:
se rimanessi qui a lungo
la marea mi consumerebbe
come se  fossi
un castello di sabbia?)

L’odore di salsedine e olio solare
stuzzicava gli appetiti acerbi
della mia giovane anima affamata.

Oh, quante parole ancora da scrivere..

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