Evanescente

Cos’altro oseranno
queste labbra balbettanti,
nere,
screpolate,
buchi intarsiati dal fuoco
in un foglio di carta?

Labbra che emettono solo
il suono secco
di ossa spostate da un ratto di tomba.

Dirò stupide parole d’amore per disperdere
l’avvilente foschia
di tutte le intenzioni fallite, i buoni intenti omessi,
i giuramenti ritrattati e le promesse tradite.

Le vedrò inghiottite, e poi subito espulse
con un penoso shh-ciok!

Mi lascerò cadere in un’umida fossa
e là dirò: santo, santo,
santo è il Signore
Dio dell’Universo, mentre
le labbra s’inaridiscono di febbre insana
e il cuore mi sia fa
passero morto nel mio petto.

Non ho un ruolo in questa commedia
se non quello di far partire l’applauso finale:
ritto in punta di piedi, il culo stretto,
un sorrisetto complicato
dal pianto frenato
e poi –
cala il sipario in un sospiro vellutato..

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