Gli amanti

S’intromette l’idea, l’indiscreta visione
e poi il desiderio s’addensa di peccato e torna subito desiderio
per la fanciulla nel bosco,
che un giovane Atteone dalle corna di cervo
ha trascinato nell’ombra, sotto una luna dal piglio spietato,
per  lasciarla morente nel mormorio delle felci nere di notte.

Ma chi non è colpevole di un qualche segreto misfatto?

Il sogno continua
nonostante questo corpo srotolato accanto a me
in spire delicate;

caldo e morbido, scivoloso
di madore notturno,
l’infeconda e ingrata terra,
all’apparenza fertile humus che contiene e nutre, ma
– guarda meglio! –
laggiù, sotto l’ingannevole rigoglio della vegetazione,
non vi sono che distese
di pietra frantumata,
dove il piede inciampa e lo scorpione punge
e il sole percuote
con ostinati colpi di maglio
la sabbia isterilita che si sgrava solo dei demoni
che l’inferno ripugna.

Oh, les anges damneè qui chantant dans le ciel d’hiver.

La linea dell’orizzonte s’infiamma di caliginosi fuochi
o è solo un riflesso fantasma su rètine morte?

Mi giro su un fianco, non voglio quell’ansito in faccia,
quello di una fiera che riposa in un sonno pesante,
mentre l’avido ventre digerisce
i pavidi orrori dal cranio rastremato,
e la carne e le ossa e i tendini
e le storpiate spalle non aduse al basto.

La fiera si desta per un momento.

“Ho sonno, sono stanca. E tu? Dormi? Stai
dormendo? “ dice la voce da un qualche indistinto nulla.
Io imito ad arte l’abbandono delle membra e del corpo tutto:
la mia bocca si secca,
l’occhio chiuso genera bagliori verdi,
argento
e viola.

Sento che il corpo sospira sull’orlo dell’abisso,
si muove per sistemarsi schiena contro schiena,
cosi che, se  aprissimo gli occhi , saremmo – come siamo –
soli.

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