Nekros

L’idea dell’artista la cui arte nasce dal dolore
mi nausea,
ciononostante ammetto d’esser
stato spesso attratto, in passato,
da certe figure impegnate a languire in grandezza oscura, distinte
nella malinconica gloria dell’arginare le mareggiate
dell’impietoso Nulla.

A conti fatti
solo l’eterna logorrea di perdenti, la patetica reazione
degli storpi-nell’anima,
il cui cuore batte a vuoto.

“Non riesco ad accettare
né l’amore del liocorno
né l’odio dei maurocordati.”

Cercandosi in parole come:
”E’ un uomo davvero sensibile. Ce ne son pochi
così perbene. Sempre col pianto in agguato nell’occhio, per
un’Idea o un proposito per cui valga la pena di
morire.”

Dirò: dov’è virtù nell’esser portati
a rimestar nelle discariche dell’animo umano?

Non c’è bisogno che
mi si veda nell’atto defecatorio
o mentre m’ingozzo del pane quotidiano
o mentre faccio del mio meglio, invano,
per render vana ogni vile profezia.

Non c’è bisogno che
mi si veda
inginocchiato su un pancale di pino,
mentre cerco di credere al balbettio del mio pregare,
tentando di
non schiantare in un ghigno scalcagnato
allorché sollevo l’occhio
a rimirar l’uomo di legno inchiodato ad una croce.

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