Non socializzare

Dentro,
fuori,
dentro,
fuori…

e l’atto della respirazione si fa sempre più difficile, ostacolato
dall’improviso collasso e dalla conseguente caduta
nello psicopantano
in cui
tale carne, confusa dalla mia
immobilità –
quasi che essa fosse un predatore
che affida l’esito della predazione alla capacità di rilevare
il minimo movimento,
mi ha costretto.

Stacco: carrellata a seguire.

“Se tu fossi più alla mano nessuno direbbe male di te. Dovresti
socializzare, tutto qui. Ci vuole davvero poco per
farsi amare.”

Primissimo piano: occhio aperto poi chiuso poi aperto di nuovo.
Tempo: sei millisecondi netti.

Non me la sento di
non me la sento di
(no!)
di sedere
alla loro tavola, sedere alla
(o signore non son degno di sedere alla tua tavola ma.)
loro tavola,
ipnotizzato dal ronzio dodecafonico
del nulla e poi
io sono
anche io
anche io
il
nulla.

Lasciatemi in pace.

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