L’odio

Che sorriso le si è rappreso sulle labbra,
un grumo di sangue maledetto!

I pendenti di perle e argento scintillano della luce obliqua del sole che,
tra i listelli della veneziana, intaglia con lame polverose
l’aria immobile della stanza.
Lei, vergine senza velo, siede in fondo al letto,
con i piedi immersi in acqua mista ad aceto,
per lenire il dolore di un lungo cammino
che non ha mai avviato.
Vicino alla sua coscia una sigaretta muore nel portacenere,
consumandosi velocemente per la brezza che entra dalla finestra
che s’offre al giardino inargentato di luna.
L’aria effonde odore di tempesta:
ancora non ha iniziato a piovere,
anche se sul mare gia’ s’assiepano
banchi di nera ovatta.

L’eco di un tuono spezza il ritmo del suo respiro,
spargendosi in una vibrazione profonda, e – come per un incantesimo –
calma la sua gelida rabbia.
E lei si quieta,
espirando oceani di parole mai dette
poi inizia a cantare in silenzio, a ballare immobile e a mimare i gesti
dell’odio.

Lui, in un’altra stanza si rigira inquieto nel letto,
con la testa che gli arde di sogni disarticolati e folli.
Uno scorpione (i suoi occhi, come fari d’avvistamento, sciabolano
a destra e a sinistra)
si introduce nella sua bocca e lì
depone le sue uova.

Lei sospira lievemente,
tormentando l’orlo del vestito con mano gelida
e insicura.

Si guarda attorno e non trova niente di familiare:
solo materia su materia.

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