Piccola visione

Narciso, di bianco vestito, siede
tra i tamerici in fiore, nel
torbido ed assolato meriggio estivo.
Il Mar Egeo, splendente di schegge di sole
per un attimo lo acceca, ma lui guarda oltre,
con un sorriso lascivo nel volto sensuale,
nel nucleo ardente del piu’ rovente desiderio:
celebrazione di pura ebrezza.

Ed io, vecchio e stanco, lo fisso da dietro un roveto
io, che i miei lombi non danno piu’ sperma, ma
pendono inutili e morti tra le mie gambe,
storte e avvizzite.
Io, che ho sanguinato sotto le mura di Atene la Bella
il di’ in cui i persiani invasero le brulle piane di Grecia.
Io, che non ho mai conosciuto il sollievo di labbra che amano
ma solo quello di labbra che feriscono per non amare.

Ne’ morto ne’ vivo guardo Narciso tuffarsi tra l’onde placide;
lo guardo fremere un attimo, e lasciare che il desiderio scivoli via
in volute lattiginose, bianco-perlacee.
Ne’ morto ne’ vivo
offro cosi’ al mio cuore avvelenato dal rimpianto
una visione di eterna fanciullezza.

Ce sera pour une autre fois.

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