Senilità

Inquieto sognare: creatura d’inferno,
ombra reietta che mi corre appresso, ombra
nell’ombra di malebolge deserte,
come se anche i dannati e i diavoli che lor percuotono
n’avessero uggia e sgomento: ombra
d’ombre.

Ma forse non e’ un sogno,
solo un’impressione fuggente,
qualcosa che del sogno ha la sostanza
e la consistenza d’una lama affilata
sulla pelle nuda.

La fantasia che la senescenza del giorno impone,
un ritrarsi frettoloso dove le brughiere de’ pensieri – un oceano d’erbe sferzate
da un vento che mai si posa –
divengono una selva oscura.

Odio, odio, odio.

Ci fu davvero un tempo in cui il sangue, giovane e caldo, mi scorreva nelle vene?
Ora il mio passo e’ il passo di un vecchio: fragile, incerto,
come se camminassi su un sentiero di cristallo.
Forse dovrei lasciarmi morire, sine speme,
un topo col collo spezzato nella trappola a molla.

Mentre lei parla alla mia immagine riflessa nello specchio
io siedo
senza dir niente, le mani in mano, gli occhi come cerchi di tenebra,
sulla riva del fiume disseccato delle mie intenzioni.

Il cielo e’ sgombro: anche oggi non cadra’ una sola goccia di pioggia.

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