La tomba di Dio

Per lui danzare era essere in sincronia con le infinitesimali oscillazioni del tempo.

Non eroico,
seduto in imperturbabile immobilità,
a due passi da un abisso pietroso,
nutrito da flussi alternati di idrogeno e azoto,
lui – il custode dei Recinti Di Cristallo:
cieco, muto, sordo
coglieva lo spazio tutt’attorno
come luttuosa e fatale assenza.

“Questo non è vero sangue, che pure m’arrossa le vesti!”, escalama la figura in nero.
“Un succedaneo, solo un mediocre trucco da palcoscenico!” urla poi,
pallida, tormentata, percuotendo i Morti
con quello sventato attaccamento alla vita.

Nelle valli anguste delle sue mani si raccolgono
stille di pianto, sciami di lucciole e tele di ragno.

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