Poesie

La Maschera (aguzze)

Maschera pesante: fardello
che non si sostiene:
un’espressione,
uno sguardo
che, vacuo e spaventoso,
non ammette repliche.

Occhi di falco scrutano intenti
dai fori levigati,
di bronzo orlati.

Chi può dire di sapere di me
e di aver interesse del mio sentire
quando io stesso
ho noia
e orrore
de’ miei pensieri?

Hanno, sapete, l’apparenza nebbiosa
di un sogno cancellato, o la
qualità impalpabile
di un anelito di morte.

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28 Apr 2017

Ocre selvagge

A coloro che non sanno di vedere
a coloro che non sanno di sentire.

Dov’è la strada, tracciata a stento
tra le ocre selvagge di quest’arida piana?
Dov’è la strada, e dove la fine
del faticoso fluire all’indietro?

Là, dove sfumano i sogni
dove muoiono i fiumi, le selve
i deserti?

Tra queste acque ho visto passare
il corpo del re, mio figlio,
mentre la valle un tempo rigogliosa,
diveniva un cupo pantano;
ho visto, nel Giordano, strali di luna,
nel Gange fangoso gli Dei del Serpente.

Qui, in questo stesso luogo,
dove io ho previsto il punto di non ritorno
e dove ho previsto il punto di rottura:
qui, dove
tutto
tace
e la vita
passa.

….
1991

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28 Apr 2017

L’albero

Fui un seme,
piccolo nero screziato
fra tanti altri che finirono mangiati
da merli e passeri
o che marcirono o la terra semplicemente
rifiutò.

Da me si generò una piccola radichetta
che sbucò dal terreno; fui poi un esile stelo
e poi un tronco, che s’ispessì – anno dopo anno,
resistendo a vento, pioggia, sole e gelo.

Ora io sono una quercia in mezzo a campi coltivati
e tra le mie fronde sfrecciano usignoli
e voci di bimbi.

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28 Apr 2017

La tomba di Dio

Per lui danzare era essere in sincronia con le infinitesimali oscillazioni del tempo.

Non eroico,
seduto in imperturbabile immobilità,
a due passi da un abisso pietroso,
nutrito da flussi alternati di idrogeno e azoto,
lui – il custode dei Recinti Di Cristallo:
cieco, muto, sordo
coglieva lo spazio tutt’attorno
come luttuosa e fatale assenza.

“Questo non è vero sangue, che pure m’arrossa le vesti!”, escalama la figura in nero.
“Un succedaneo, solo un mediocre trucco da palcoscenico!” urla poi,
pallida, tormentata, percuotendo i Morti
con quello sventato attaccamento alla vita.

Nelle valli anguste delle sue mani si raccolgono
stille di pianto, sciami di lucciole e tele di ragno.

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28 Apr 2017

Incrudelita

Cosa ci faccio qui
seviziato dal tuo sguardo terroso
e malevolo ?
Le tue unghie mi mettono a disagio:
laccate di nero, appuntite, nevrotiche.

La collana che porti al collo
coglie e rifrange
improvvise lame di luce
che mi affettano rétina e cervello:
una delle tue armi consapevoli.

Sai usarla, la usi
e ridi.

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28 Apr 2017

Encore

“Rifiutato petalo mi sento:
secco, maltrattato;
nel silenzio mi osservo, benchè io sia cieco”

(misura il suo dolore a colpi di lingua)

Faceva sogni, Arlecchino,
e i sogni alla fine fecero lui,
mentre Rigel s’alzava sopra le cime dei pioppi.

E mentre era ora un albero, ora un pesce,
ora un aquilotto nell’empireo luminoso
loro arrivarono,
in lunghe file disordinate,
o a gruppi compatti, accalcati
gli uni contro gli altri,
come torma di lupi affamati,
nel fosco livore di un tramonto d’inverno.

I suoi occhi non si aprirono – ora era una fanciulla
con il cuore liberato al vento –
quando essi raccolsero il suo corpo arreso,
nè quando lo deposero ai piedi di un frassino antico,
su un manto di bocche-di-leone e cardi.
Non sentì il bacio tiepido dell’olio santificato,
che gocciolando in stille dense e allungate,
si raccolse in ogni piega della pelle.

Quando fu pronto, un uomo dalle iridi di ferro
estrasse da sotto la cappa un corto pugnale
e si chinò sul petto del Re dei Buffoni.

Poco dopo,
l’alba era un po’ più vicina,
il suo amore residuo rischiarò la notte,
come una stella che nasce.

Si ingigantì la luce occultata.

E se qualcuno ebbe a dire qualcosa
mi piace pensare che fosse
una parola di remissione.

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28 Apr 2017

Erti e spinosi fianchi

“Erti e spinosi sono i fianchi
dei miei colli”, così
Maria
interpretava
le sue solitudini,
innalzando a dura immagine
un’esistenza vuota
e dimenticata.

“Non ho che questa maschera,
io non ho che questa maschera,
e sotto questa maschera
un viso pieno d’astio
e risentimento.”

Intanto la perlacea trasparenza della
sua carne confessa
il turbinio lento del suo non-divenire.

Erte e perigliose sono le strade che affronto,
erto e periglioso è il cammino
lungo queste rive boscose
tra le antiche querce, e i faggi ombrosi
io, io e
l’inevitabile mio morire quotidiano.

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28 Apr 2017

Dicono che

Dicono che l’amore nasce dal cuore
ma io quando mi metto una mano sul petto
sento solamente tristi rintocchi
sotto la carne che nasce e vive e muore:
la vita,
sgualdrina col muso imbellettato.

Stanotte
ha piovuto sulla terra riarsa
– fiori mai visti sono sbocciati
nella frescura della sera, e all’alba erano già aperti;

ad est, sulle cime lontane, è caduta copiosa la neve
e i ruscelli della valle risuonano d’acque squillanti.

Uomini e donne sono usciti dalle basse case di mattoni cotti al sole
a braccia levate, sorrisi e risate, e canti di letizia;
il gallo ha cantato tre volte,
e il sole è
perle accecanti.

Ah, poco ci vuole per far lieto l’umano spirito:
acqua per irrigare i campi,
un luogo asciutto dove conservare il raccolto.

Ciò che è in più è
infelicità, la
schiavitù del possesso, che non ci redime
e dell’avidità e la lussuria, che ci danna
ad un’esistenza travagliata.

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28 Apr 2017

L’atto di resa

Sul tavolo ingombro delle tue cose, le mie cose
non hanno posto; così mi é facile immaginare che,
qualora m’ alzassi e uscissi da questa stanza,
non ci sarebbe incertezza nelle tue dita,
nè il tuo viso s’alzerebbe un attimo.

Allora abbasso gli occhi a fissare, delle mie mani,
valli e promontori
e – stupore! – vedo un’unica lacrima che
(plic)
cade tra pollice e indice.

E’ davvero così arido il mio mare ?

D’improvviso un fuoco che devasta mi avviluppa il cuore
mi s’arrampica su per la gola, m’infiamma la lingua e il palato:
la rabbia di non avere mai niente che sia degno d’esser detto
mi brucia labbra e le guance.
Vorrei alzarmi, davvero!, non essere il solito uomo a metà,
avvicinarmi a te, stringerti disperatamente e
affondare il mio viso accaldato nel tuo seno di donna.

Ma mi limito a socchiudere ancor di più le palpebre
e le mie ciglia, ormai umide, creano
foreste d’ombra.

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28 Apr 2017