Incrudelita

Cosa ci faccio qui
seviziato dal tuo sguardo terroso
e malevolo ?
Le tue unghie mi mettono a disagio:
laccate di nero, appuntite, nevrotiche.

La collana che porti al collo
coglie e rifrange
improvvise lame di luce
che mi affettano rétina e cervello:
una delle tue armi consapevoli.

Sai usarla, la usi
e ridi.

28 Apr 2017

Encore

“Rifiutato petalo mi sento:
secco, maltrattato;
nel silenzio mi osservo, benchè io sia cieco”

(misura il suo dolore a colpi di lingua)

Faceva sogni, Arlecchino,
e i sogni alla fine fecero lui,
mentre Rigel s’alzava sopra le cime dei pioppi.

E mentre era ora un albero, ora un pesce,
ora un aquilotto nell’empireo luminoso
loro arrivarono,
in lunghe file disordinate,
o a gruppi compatti, accalcati
gli uni contro gli altri,
come torma di lupi affamati,
nel fosco livore di un tramonto d’inverno.

I suoi occhi non si aprirono – ora era una fanciulla
con il cuore liberato al vento –
quando essi raccolsero il suo corpo arreso,
nè quando lo deposero ai piedi di un frassino antico,
su un manto di bocche-di-leone e cardi.
Non sentì il bacio tiepido dell’olio santificato,
che gocciolando in stille dense e allungate,
si raccolse in ogni piega della pelle.

Quando fu pronto, un uomo dalle iridi di ferro
estrasse da sotto la cappa un corto pugnale
e si chinò sul petto del Re dei Buffoni.

Poco dopo,
l’alba era un po’ più vicina,
il suo amore residuo rischiarò la notte,
come una stella che nasce.

Si ingigantì la luce occultata.

E se qualcuno ebbe a dire qualcosa
mi piace pensare che fosse
una parola di remissione.

28 Apr 2017

Erti e spinosi fianchi

“Erti e spinosi sono i fianchi
dei miei colli”, così
Maria
interpretava
le sue solitudini,
innalzando a dura immagine
un’esistenza vuota
e dimenticata.

“Non ho che questa maschera,
io non ho che questa maschera,
e sotto questa maschera
un viso pieno d’astio
e risentimento.”

Intanto la perlacea trasparenza della
sua carne confessa
il turbinio lento del suo non-divenire.

Erte e perigliose sono le strade che affronto,
erto e periglioso è il cammino
lungo queste rive boscose
tra le antiche querce, e i faggi ombrosi
io, io e
l’inevitabile mio morire quotidiano.

28 Apr 2017

Dicono che

Dicono che l’amore nasce dal cuore
ma io quando mi metto una mano sul petto
sento solamente tristi rintocchi
sotto la carne che nasce e vive e muore:
la vita,
sgualdrina col muso imbellettato.

Stanotte
ha piovuto sulla terra riarsa
– fiori mai visti sono sbocciati
nella frescura della sera, e all’alba erano già aperti;

ad est, sulle cime lontane, è caduta copiosa la neve
e i ruscelli della valle risuonano d’acque squillanti.

Uomini e donne sono usciti dalle basse case di mattoni cotti al sole
a braccia levate, sorrisi e risate, e canti di letizia;
il gallo ha cantato tre volte,
e il sole è
perle accecanti.

Ah, poco ci vuole per far lieto l’umano spirito:
acqua per irrigare i campi,
un luogo asciutto dove conservare il raccolto.

Ciò che è in più è
infelicità, la
schiavitù del possesso, che non ci redime
e dell’avidità e la lussuria, che ci danna
ad un’esistenza travagliata.

28 Apr 2017

L’atto di resa

Sul tavolo ingombro delle tue cose, le mie cose
non hanno posto; così mi é facile immaginare che,
qualora m’ alzassi e uscissi da questa stanza,
non ci sarebbe incertezza nelle tue dita,
nè il tuo viso s’alzerebbe un attimo.

Allora abbasso gli occhi a fissare, delle mie mani,
valli e promontori
e – stupore! – vedo un’unica lacrima che
(plic)
cade tra pollice e indice.

E’ davvero così arido il mio mare ?

D’improvviso un fuoco che devasta mi avviluppa il cuore
mi s’arrampica su per la gola, m’infiamma la lingua e il palato:
la rabbia di non avere mai niente che sia degno d’esser detto
mi brucia labbra e le guance.
Vorrei alzarmi, davvero!, non essere il solito uomo a metà,
avvicinarmi a te, stringerti disperatamente e
affondare il mio viso accaldato nel tuo seno di donna.

Ma mi limito a socchiudere ancor di più le palpebre
e le mie ciglia, ormai umide, creano
foreste d’ombra.

28 Apr 2017

Ars predatoria

La tua pietà, dissimulata da un certo
bon-coeur, mi offende.

Mi sfiori i capelli, dici :
“Oh tu sei una persona davvero speciale!”
(Poverino,
oh poverino)
e io non ho la forza di reagire,
ostaggio unico e sacrificabile del tuo
non-amore.
Sei gentile,
e indulgente, una mantide dalle labbra di miele:
nascondi a stento il famelico palpito del predatore.

Di certo c’è ben poco, e nessuno,
che non ti possa appartenere.

Oh, hai uno sguardo del tutto innocente, a tratti
arrendevole,
del genere beh-non-è-colpa-mia-perdonami.

Tutto in te è dimesso, riservato, quieto:
la tua voce è sempre ben modulata,
la mimica dei tuoi gesti è ben misurata
(quando cammini hai il passo inesistente di un angelo.)

Ma quando vuoi ferire, squarci e sangue
non si contano !

In ciò, assai più che in amore,
sei perfetta ed efficace.

28 Apr 2017

Aria di maggio

Ricomponimi,
vento adusto del maggio perverso, risvegliami
da questo sonno d’umidi sogni,
fa ch’io esca dal guscio che m’intrappola,
fuori – nell’aria che sa di stelle
e rosmarino in fiore.

Un nuovo ciclo di morte e rinascita:
la braccia torneranno al torso, così le gambe
e il sangue riprenderà l’antico corso inebriante
e la mia mente tornerà ad essere come l’acciaio di questa penna
e l’arte mia
non sarà più vile e meschina.

Perchè sono stanco d’avere sempre lo sguardo
conficcato in uno specchio.

28 Apr 2017

Apocalisse

Pose se stesso
appresso l’incrocio di due sentieri,
guardiano assorto,
di folle biancore
i tratti del volto pervasi;

si sottrasse alla vista nell’ombre della selva
(oscura e dura)
indifferente alla puntura dei rovi
e al morso di insetti e serpenti,
a malapena cosciente
della necrosi in atto.

Poi, molto tempo dopo (le città degli uomini
erano cumuli di macerie frantumate),
levò lo sguardo all’universo infinito:
constatò che nulla era cambiato
e tornò dunque a guatar il passo.

Che ormai altro non era
che un’idea futile e morta
di polvere e nebbia.

28 Apr 2017

Acefalo

M’aprissero il cranio, ora
non troverebbero che
un’umida cavità rotonda
e vuota;

idee, pensieri, emozioni: nulla!

Anche la penna è inerte fra le dita inerti,
l’arma di un soldato ferito a morte.

Basterebbe un niente ché inciampasse sul foglio,
ma stasera
anche la forza di gravità
sembra essere assente.


1999

28 Apr 2017